PERCHÉ LO RITENGO UN METODO EFFICACE

Cerchiamo di fare un minimo di chiarezza e di parlare seriamente di uno dei problemi che, molto spesso nel silenzio affligge scuole, luoghi di lavoro e altri ambienti di aggregazione. L'argomento è delicato, su questo non ci sono dubbi e una miriade di opinioni e soluzioni vengono proposte all'ordine del giorno da politici, associazioni ed educatori. Quello che però, buona parte di queste persone si dimentica di ipotizzare, probabilmente inconsapevolmente, è di proporre l'educazione marziale e gli sport da combattimento come soluzione al bullismo. Non possiamo di certo dire che sia la soluzione ultima, c'è molto lavoro da fare in tutti i settori, ma possiamo dire con certezza che sarebbe un grande aiuto a tutta la società. Cerco di affrontare questo argomento con cognizione di causa forte della mia esperienza di questo ambito sportivo. Proviamo allora insieme a vedere come gli sport da combattimento possono (potrebbero) educare un bullo. 

UNA BREVE PREMESSA

Avevo inizialmente pensato di scrivere un solo articolo in cui si parlava sia di vittime sia di carnefici di bullismo e di come gli sport da combattimento siano in grado di dare una mano ad entrambi. Credevo di avere le idee ben chiare in testa, ma una volta che ho iniziato a scrivere mi sono accorto che gli aspetti da trattare sono molti di più di quanto mi aspettavo. Quando scrivo, cerco sempre di parlare anche a chi non è uno sportivo e sul ring non ci ha mai messo piede. Questo mi ha, per forza di cose, obbligato a dilungarmi su alcuni punti.Visto che si pensa sempre maggiormente ad aiutare chi è vittima di bullismo e in proporzione, molto meno chi è il carnefice, forse si dimentica che i problemi vanno risolti alla radice, cercando di estirparli, arginarvi e quando possible porvi un rimedio definitivo. Sono tante le iniziative che si propongono di fare qualcosa a riguardo e difficilmente si sente parlare delle arti marziali e degli sport da combattimento come via per educare un bullo e cercare di fargli capire perché il suo atteggiamento è sbagliato. Sicuramente non è il solo e unico modo, quello di cui stiamo parlando ma possiamo dire con certezza che potremmo, con l'aiuto delle palestre sparse sul territorio italiano, diminuire l'incisività di questo fenomeno.

IL BULLO IN PALESTRA

Quello che è sicuramente un grande errore da parte di insegnati, educatori e psicologi è quello di sconsigliare gli sport da combattimento in quanto visti, purtroppo per noi, come l'insegnamento della violenza. Si crede che chi ha un carattere più irruento ed incline a fronteggiare gli altri con impeto a magari con l'imposizione fisica non debba essere ulteriormente  incentivato a questa pratica. Chi parla in questo modo dirige la conversazione sul banale e sull'ovvio e fa trarre conclusioni che sembrano logiche ma cerco di dirti dove sta l'inghippo e perché non è cosi. Prendiamo l'esempio dei più giovani che magari a scuola, per un motivo qualsiasi, bullizzano uno o più compagni costantemente rendendogli la vita impossibile. Iniziando a praticare un corso di arti marziali o di sport da combattimento, si porta avanti un percorso che dura anni, se non tutta la vita, di studio e approfondimento delle tecniche e anche della propria persona. Combattere anche a livello amatoriale ci apre un mondo e ci fa capire aspetti della nostra persona di cui non eravamo a conoscenza.Per chi non ha mai messo piede in una palestra, spiego come brevemente come solitamente e grandi linee il processo di insegnamento viene eseguito e perché sono convinto di quanto questi sport potrebbero aiutare a diminuire l'insorgenza nel bullismo nei più giovani.

Cosa accade ad un bullo quando mette piede in palestra

Le prime lezioni

Durante le prime lezioni si apprendono le tecniche, si capisce quali sono i movimenti di base che portano alla riuscita di un colpo. Questa prima parte, spesso viene fatta in solitaria, con l'aiuto del maestro o dell'istruttore, davanti allo specchio o come si dice in gergo, "a vuoto". Nel secondo stadio di questo percorso ci si allena in coppia con gli altri atleti, più o meno esperti. A parte quando si tratta di situazioni particolari, in cui persone dello stesso livello vengono messe insieme per un' allenamento più tecnico e orientato. 

Fino a qui, solitamente nulla cambia nell'atteggiamento del praticante. Non si è ancora arrivati al contatto fisico e all'uso delle tecniche contro un'altra persona. Sono nozioni tecniche e quasi unicamente teoriche.

Come muovere i primi passi all'interno del mondo degli sport da combattimento

Le tecniche a coppie

Nel momento in cui, il maestro decide che un novizio può essere inserito nel gruppo in quanto consapevole e a conoscenza dei primi rudimenti, lo invita ad unirsi al resto del gruppo. Si passa dalla teoria alla pratica e i primi cambiamenti iniziano a farsi notare. In questo frangente ci si sente in difficoltà, siamo al cospetto di qualcuno di più bravo di noi, che magari è in palestra da più tempo, piuttosto che apprende più velocemente o è semplicemente più portato. Questo accade a tutti, non c'è da vergognarsene, è normale. Possiamo dire che con buone probabilità nel bullo,  qualcosa inizia ad incrinarsi. Questo cosa può essere concepita consciamente o inconsciamente, è impossibile che non accada. Magari qualcuno cerca giustificazioni, che possono anche essere valide, ma questo non cambia il risultato. 

Il bullo inizia a capire che non è il più bravo in tutto, inizia a capire che valutare una persona solo con un primo sguardo non è del tutto corretto. Non è cosa nuova, vedere qualcuno scegliere un compagno di allenamento perché magari all'apparenza sembra un tipo tranquillo, o sembra più basso o piccolo di lui o addirittura pensare che una donna, in palestra potrebbe rendergli la vita più facile. Se parte con questo atteggiamento, dispiace dirlo ma rimarrà decisamente deluso. Nelle arti marziali e negli sport da combattimento l'apparenza non conta. 

Sia chiaro che quello che con quello che ho scritto, non intendo dire che è la violenza contro un violento a farli cambiare il modo di essere, ma qualche colpo ben assestato, con tutte le protezioni del caso, 

Le sparring tecnico

Se la parte delle tecniche a coppie non ha funzionato, o solo scalfito leggermente l'orgoglio del bullo, arriva lo sparring a darci una seconda mano e purtroppo per i carnefici, da questa cosa, non è mai scappato nessuno. Siamo a quello che possiamo definire il terzo passaggio che ci porta all'obbiettivo finale. Ora che le tecniche di base sono state imparate, qualche lezione pratica, con scambio tecnico a coppie è stato fatto, si passa a un livello successivo, lo sparring. Sta sempre al maestro o all'istruttore decidere quando si è pronti ma prima o poi questo momento arriva. Il bullo è senza dubbio, gli psicologi possono sicuramente dirne meglio di me, una persona orgogliosa e un po presuntuosa dei propri mezzi, inconsapevole dei propri limiti. Quando si fa sparring si affrontano tutti gli altri compagni di allenamento e sarà per il violento inevitabile incontrare qualcuno più bravo, forte o aggressivo di lui.

Qui c'è il secondo colpo al morale del bullo. Chi è più pronto tecnicamente e fisicamente lo farà sentire, magari per la prima volta, più debole, inadeguato, non pronto alla situazione ma soprattutto inerme. Durante lo sparring, i riflessi e gli automatismi la fanno da padrone, e chi non è preparato andrà in contro a rabbia, frustrazione e stanchezza fisica. Non facciamo l'errore di pensare che questi sentimenti possano poi ripercuotersi all'esterno del tatami perché alla fine dell'allenamento si è solitamente troppo stanche per portare rancore. Ho visto personalmente in palestra tipo di questo rango cercare di evitare i più esperti per paura di prendere qualche colpo di troppo o per tenere alto il proprio orgoglio. Spiacente anche in questo caso ma non può accadere per sempre, qualcuno se ne accorge e anche magari per puro caso il bullo si deve trovare faccia a faccia con chi è più bravo di lui. Come si suol dire, sul ring non ci sono angoli per nascondersi e questo vale anche nello sparring, il maestro vede se qualcuno cerca di allenarsi sempre con le solite due o tre persone e non mancherà di sicuro di invitarlo - obbligandolo - ad allenarsi anche con gli altri. 

I primi combattimenti

Il tempo passa, le tecniche migliorano e le capacità anche a livello fisico fanno passi da gigante. Passato qualche mese o magari anche un anno, l'atleta è pronto ad affrontare il primo match, è pronto a salire sul ring, piuttosto che a entrare in gabbia. In questo frangente succede la stessa cosa che accade nello sparring ma solamente molto più accentuata. Ora ci si trova davanti a una persona che non si conosce e di cui non si hanno informazioni, almeno per i primi combattimenti. Non si fa un'analisi tecnica o uno studio dell'avversario in queste occasioni e quindi ci si trova a fronteggiare un perfetto sconosciuto. Come dicevo, ci si trova di fronte a tutti quei sentimenti, quei dubbi che ci si è posto in palestra soltanto più amplificati. La tensione, a volte la paura e il nervosismo, la presenza di parenti e amici fanno da cassa di risonanza a questo punto. Non ci sono vie di fuga adesso, se fino ad oggi orgoglio e prepotenza non erano stati scalfiti, ora riceveranno un duro colpo e finalmente nelle testa di quello che sarà un ex-bullo si accenderà l'ultima lampadina.

Tutti gli eventi di sport da combattimento sul territorio italiano.

ALTRI BENEFICI

Ora che abbiamo definito quello che accade o che dovrebbe succedere in palestra, sotto l'aspetto pratico,  durante le prime settimane o mesi di allenamento, vediamo anche quali sono le conseguenze e i pensieri che ne potrebbero scaturire nella testa del bullo ma anche di ogni altro praticante. 

C'è da dire però, prima di iniziare che molte di queste cose, saranno difficili da comprendere per chi non ha mai praticato. Questo io lo vedo come il problema principale, quando si cercando soluzioni per combattere il bullismo, queste cose non vengono mai nominate, proprio per il fatto che la cultura media, nel nostro paese, riguardo questi sport ha delle lacune importanti. 

Consapevolezza

La consapevolezza è uno di quegli stati mentali difficili da definire, molto spesso soggettivi a seconda di chi è il soggetto in questione. Proviamo a tenere i termini della nostra conversazione in maniera tale da essere chiari. Dopo aver partecipato, come detto, per qualche settimana alle lezioni, o forse dopo qualche mese ci si inizia a porre delle domande. Mi sono trovato personalmente a fare questo ragionamento e sono sicuro che tantissime altre persone hanno fatto lo stesso.

Sono vulnerabile anch'io

Praticando sport da combattimento ci si interfaccia con tantissime persone, si ha a che fare con atleti di ogni età, ceto sociale e tutti portatori di una storia di vita differente. Ognuna di queste cose influisce sul loro modo di combattere, e non c'è alcun dubbio che prima o poi troveremo qualcuno più bravo di noi. Le probabilità che questo accada sono molto alte, posso trovarmi davanti a chi ha una condizione fisica migliore, una tecnica migliore oppure chi ha uno stile di combattimento che ha particolare efficacia contro il mio. Elencare tutti questi fattori ci farebbe stare qui tutto il giorno e credo che il concetto sia chiaro.
Sono rare le occasioni, sono davvero poche le persone che non sono mai state messe in difficoltà durante un match, gli imbattuti sono delle mosche bianche in tutte le discipline. Prova a leggere un libro o a guardare un film biografico su qualche campione del passato e te ne accorgerai da te.

Praticando sport da combattimento, si raggiunge la consapevolezza di essere vulnerabili.

La conseguenza di azioni violente

Quando si inizia a padroneggiare le tecniche ci si accorge di un dettaglio non indifferente che ci porta a porci delle domande davvero importanti. Nel momento in cui sono in grado di portare una tecnica correttamente, quando sono sicuro di poter assestare un colpo che fa male per forza di cosa capisco che questo potrebbe portare a conseguenza anche gravi.

Mettiamo il caso di essere fuori per una serata tra amici, per qualche causa sconosciuta ci troviamo nel mezzo di un alterco, una rissa. Che io stia attaccando o difendendomi poco conta, mi rendo subito conto che posso diventare pericoloso e mettere a rischio la vita di una persona. Sono pronto a farlo?

Quando un pugile, un fighter sferra un pugno, un calcio o peggio ancora gomitate o ginocchiate sa bene dove le sta portando. Una gomitata o una ginocchiata alla testa può causare danni irreversibili al nostro avversario - quando siamo per strada - e magari costare a lui la vita.   Sono pronto a pagarne le conseguenze? Sono pronto a portare sulle spalle questo peso? Sono pronto ad affrontare processi, risarcimenti o magari il carcere per questo?

Sono poche le persone che non sanno la risposta e che preferiscono evitare e passare oltre ogni tipo di affronto oppure evitare di crearne uno. 

Praticando sport da combattimento, si raggiunge la consapevolezza delle proprio azioni violente.

Potrebbe capitare a me

Cercare di spiegare a un bullo che quello che lui sta facendo ad un altro, potrebbe capitare a lui, spesso non funziona. Magari su due piedi potrebbe anche impressionare chi ascolta questo discorso, ma a lungo termine, questo concetto potrebbe sfuggire dalla mente. Gli aspetti che aiutano una persona con un indole violenta e prepotente negli sport da combattimento, sono invece più pratici e di veloce comprensione.

Ricevere di colpi, non necessariamente forti o anche solo a scopo dimostrativo innescano un pensiero, che fa capire al bullo che basta poco per trovarsi in una condizione di difficoltà e quanto questo possa essere sgradevole anche a livello emotivo. Nessuno sano di mente vorrebbe trovarsi in una condizione del genere e questo di certo non incentiva a volgere azioni dannose nei confronti di qualcun altro.

Praticando sport da combattimento, si raggiunge la consapevolezza che quello che faccio agli altri, potrebbe capitare a me.

La disciplina negli sport da combattimento può educare i bulli

Disciplina

Qualcuno rimpiange i tempo in cui si faceva il militare, quando il servizio di leva era obbligatorio perché li si che si insegnava la disciplina. Chi sostiene questa affermazione però dimentica che la disciplina può anche essere insegnata fuori dai ranghi dell'esercito e senza imporla con la forza per paura di gravi conseguenze come magari quella di finire davanti alla corte marziale.

Rispetto

Nella stesura del nostro blog e del nostro lavoro, ci capita spesso di avere a che fare con atleti e di scambiare quattro chiacchiere con loro. In tutte le nostre intervista quello che viene sempre nominato è il rispetto che si impara praticando sport da combattimento. I maestri lo fanno per passione, tramando la loro conoscenza e raccontano dei loro errori e danno delle indicazioni che possono davvero aiutare a vivere una vita migliore. Sul ring, in gabbia o sul tatami si impara a rispettare tutti, chi si allena in primis, poi i nostri compagni e poi gli avversari. 

Per chi è esterno al nostro ambiente sportivo sembra strano vedere che al termine di un match, magari anche violento i due atleti si abbracciano e si danno la mano ma questi gesti dicono tutto e lascino trasparire al 100% questo concetto.

Non ci credi? da un occhio veloce a questo video:

Uguaglianza

In palestra si impara che siamo uguali, non tecnicamente, non fisicamente, questo sarebbe assurdo dire. Allenandosi e praticando arti marziali e sport da combattimento si impara e si capisce che nel profondo abbiamo tutti delle paure, delle preoccupazioni, delle carenze e soprattutto che tutti siamo li per imparare. Questo è un aspetto comune, che ci porta ad essere più comprensivi e sviluppare maggiore empatia verso il prossimo o comunque verso chi si trova nel nostro stesso ambiente. Imparare questo concetto ha delle ripercussione sulla nostra vita di tutti i giorni, nella scuola e nell'ambiente di lavoro. 

Gerarchie

Chi lo dice che i ranghi sono solo nell'esercito? Le cinture, in una qualsiasi disciplina marziale ne sono l'esempio principe nel nostro caso. Ci sono delle personalità che non tollerano le gerarchie, forse perché non sono in grado di apprezzarne ne il valore ne tanto meno la motivazione. 

Quando sei in palestra hai di fronte a te una persona che insegna e che ti spiega cosa e come devi fare. Lo vedi, li davanti a te che dimostra le sue qualità, capisci che ha tanto da dire e che sa di quello di cui sta parlando. A corredare tutto questo, come nel caso del Brazilian Jiu Jitsu o del Karate o altre arti marziali, c'è una cintura di un colore ben specifico che ti ricorda sempre e comunque il grado di preparazione di chi la indossa. Lo vedi e lo senti è inevitabile non comprenderlo e negare questa mastodontica evidenza. Nelle arti marziali, i gradi non vengono regalati, si fatica, si studia, si impara e si dimostra di essersela meritata.

Questo vale anche per gli altri membri del nostro gruppo di allenamento ed è sempre palese che chi ha una cintura superiore alla tua è sicuramente più avanzato di te.

CONCLUSIONI

Spero tu abbia tratto le tue conclusioni da questo articolo e che quanto ho detto, io sia stato capace di darti degli spunti interessanti su cui riflettere. Io continuo a essere un forte sostenitore del fatto che gli sport da combattimento sono efficaci per educare i bulli, in maniera indiretta. Veicolare la rabbia, piuttosto che l'impeto di qualcuno che si approccia gli altri in maniera violenta, sia verbale che fisica, nello sport è sicuramente una cosa positiva. Se poi a questo aggiungiamo, l'aspetto marziale e il metodo di insegnamento utilizzato nelle palestre non possiamo fare altro che convincerci di tutto questo.

Spero che quello che ho scritto arrivi soprattutto a chi non è già parte della comunità combat italiana e che gli apra la mente e dare almeno un'opportunità alle palestre di sport da combattimento per provare a dare un contributo alla comunità riguardo a questo problema.

GLI SPORT DA COMBATTIMENTO NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI

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