Oramai sono passati alcuni giorni dalla tragica scomparsa e abbiamo tutti letto e riletto quelle poche informazioni che sono state date sull'accaduto. Per quello che fino ad ora è emerso è che il ragazzo, Willy, 21 anni di Paliano (Frosinone) è intervenuto in difesa di un amico che era nel mezzo di una rissa e stava avendo la peggio. L'epilogo è conosciuto, Willy ha perso la vita a causa dei colpi e dei traumi sofferti dalla colluttazione. Al momento non ci sono molte altre informazioni se non che a partecipare alla rissa e a causare la sua scomparsa sarebbe stato un gruppo di 4 o 5 ragazzi che al momento sono sotto fermo e attendono di essere interrogati. Non scrivo questo articolo per fare un processo mediatico, il fatto è grave e sta agli organi competenti vagliare i fatti e trarre delle conclusioni che facciano chiarezza e che portino giustizia nel più breve tempo possibile. 

Il motivo di questo articolo è esprimere l'indignazione nei confronti dei media e delle principali fonti di informazione che hanno, come spesso accade, enfatizzato forzatamente alcuni punti della vicenda a discapito della realtà dei fatti. Si sarebbe potuto parlare in maniera più ragionata, si sarebbe potuto aspettare che gli investigatori avessero interrogato i presenti, ma invece no, non c'è tempo per la realtà, ci vuole sensazionalismo istantaneo da dare in pasto al pubblico. Che sia chiaro il concetto che questo accade con moltissimi avvenimenti, giorno dopo giorno, e ora scrivo queste parole per il semplice motivo che questo fatto in particolare tocca un argomento a me noto.

Come ho detto prima, non voglio ripetere gli avvenimenti, non è di certo questo il posto per farlo. Quello di cui voglio parlare è di come, per l'ennesima volta, i mezzi di comunicazione cercano di riempire pagine di giornale, di blog e di social con il solo e unico scopo di sollevare indignazione popolare e trovare un capro espiatorio su cui puntare il dito. Ho letto diversi articoli, dieci, forse quindici a riguardo e il filo conduttore è il medesimo, il risultato sotto il punto di vista delle interazioni e del dibattito praticamente identico. Su questo punto non ci sono dubbi, chi scrive questi articoli lo sa fare per lo scopo preposto, peccato che però sia deleterio sotto il punto di vista della comunicazione. Ogni articolo infatti si può leggere in mendo di una decina di minuti e il tempo utile dedicato ai fatti, non a supposizioni e conclusioni, ai fatti è forse di un paio di giri di orologio. Il motivo che spinge i mezzi di comunicazione a fare queste cose è la fretta, quella fretta che è diventa indispensabile per comparire nei motori di ricerca e sulle pagine dei social network in voga. 

Omicidio Colleferro, le MMA non sono la causa.

GLI ULTIMI ARTICOLI DAL BLOG

Un colpo basso sferrato da dei media senza identità in cerca di attenzione.

IL TITOLO CHE ATTIRA

Cerchiamo di andare inseme a fare tutte le considerazioni del caso, e a capire cosa i media hanno fatto e quali conseguenze questo porta al mondo delle arti marziali e degli sport da combattimento. Parto subito con il dire che a mio avviso è un impatto devastante, violento, più violento di quanto questi stessi presunti scrittori definiscono i combat sport in generale. 

I titoli sono dei più svariati e contengono una serie di termini che attirano l'attenzione, aumentano l'indignazione e creano un contesto per quello che verrà poi scritto in un secondo momento. Leggendo il titolo, così per come è scritto però, il lettore estraneo all'ambiente sportivo crea nel suo immaginario dei preconcetti che lo allontano dalla realtà dei fatti e ne influenzano il giudizio. 

"Picchiatori di professione, seguaci delle MMA, cultori della violenza, muscoli e MMA"

Siamo alla prima riga e si sono, come ho spiegato prima, condizionate le scelte di giudizio per il lettore. Quante volte ci è capitato, di leggere il titolo di un articolo di giornale e poi passare oltre senza approfondire? Capita soprattutto perché siamo inondati di articoli e non abbiamo fisicamente il tempo di leggerli, ci basiamo su titolo e introduzione. Quello che lasciano trasparire questi termini, presi da soli o comunque con pochissime altre parole sono inequivocabili e non lasciano spazio ad una replica sensata. 

Le altre parole che corredano il titolo puntano il dito su due persone in particolare, i due fratelli (di cui non vado a ripetere il nome) che praticavano MMA. Qui mi fermo e mi faccio una domanda, perché, se gli assalitori erano 4 o addirittura 5, nel titolo si fa riferimento solo ai due che praticavano Mixed Martial Arts? 

Il titolo, già da solo è un colpo basso, uno di quelli semplici che vanno sempre a segno, una bassezza degna di una stampa senza volto, senza identità che non sa fare altro che speculare sulla retorica e sul populismo.

POCO SPAZIO AI FATTI

Ogni articolo che ho letto, come dicevo forse una quindicina in totale, liquida l'accaduto in poche, pochissime righe anche perché è ancora troppo presto per poter approfondire al meglio l'accaduto, nemmeno le forze dell'ordine sono al corrente di quanto successo. Non avendo dunque altro di cui parlare si concentra l'attenzione su alcune caratteristiche di alcuni, non di tutti, solo di alcuni dei personaggi implicati nell'avvenimento. Si legge subito che si ha quasi la certezza che i colpevoli sembrano essere, come abbiamo capito 4 o forse 5 ma il fulcro del discorso ruota solamente intorno a due di essi cioè i due che praticano MMA.

Sembra quasi che chi scriva abbia fretta di passare ad altro, concentrando l'accaduto nelle prime trenta righe. Si capisce che l'obbiettivo non è quello di raccontare un fatto accaduto, ma quello di creare polemica intorno al fatto che due dei cinque aggressori praticavano MMA. A inizio articolo dovrebbero stare delle considerazioni preliminari, un'introduzione al fatto vero e proprio e non quello che dovrebbe essere l'argomento della conversazione.

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RETORICA E POPULISMO

Quello che poi leggo nelle righe dei quotidiani nazionali è un tripudio di retorica, mescolata a populismo e leggende metropolitane che hanno presa su buona parte dei lettori che non hanno alcun genere di conoscenza dell'ambito marziale e combat. Quello che si è creato è uno scenario surreale dove si gioca sugli stereotipi, muscoli, tatuaggi, violenza, corredate da qualche video e immagine prese dai social network completamente decontestualizzate. Questa inchiesta/processo è liquidato in poche righe, senza cognizione di causa, senza pensare al danno che viene arrecato ai praticanti di questi sport e a chi si guadagna onestamente da vivere in questo modo.  

Tutto questo è ingiusto, è ingiusto ora che parliamo di MMA come è ingiusto in tutte le altre occasioni simili, dove si cerca di colpevolizzare o giustificare, a seconda della necessità, un gruppo etnico, una derivazione sociale oppure una passione. Il modo di comunicare deve cambiare, giornalisti e presunti scrittori dovrebbe iniziare a fare i conti con le conseguenze delle loro parole, soprattutto quando non hanno le competenze necessarie per parlare di determinati argomenti. L'ho detto e torno a ripeterlo, lo sviluppo degli articoli che parlano dell'omicidio di Colleferro non parlano della vittima, non descrivono i fatti accaduti, no non ne hanno nemmeno intenzione di farlo. Quello che vogliono fare è dare la colpa, aizzare il giudizio popolare e non tanto contro i colpevoli ma contro una delle loro passioni. Il fare di tutta l'erba un fascio dunque rimane solo una bella frase fatta da utilizzare a proprio piacere nel momento del bisogno o per difendere la propria bandiera, politica o sociale che si voglia.  

UN ESEMPIO PRATICO

Potrei citare molte fonti, che vengono definite più o meno autorevoli ma tra tutte ho deciso di postare questa, delle Iene. Questa è un'accusa a chi pratica MMA, è pura e semplice strumentalizzazione con il solo scopo di indignare il letto e invitarlo a condividere, commentare e commentare di nuovo lo stesso fatto, che all'atto pratico al momento non lascia spazio ad altro. Il ragazzo è morto e i colpevoli arrestati, non ci sono altre informazioni, le indagini sono in corso, gli inquirenti al lavoro. In mancanza d'altro bisogna pur far andare avanti il carrozzone e dare qualcosa in pasto al pubblico affamato. Peccato solo che a essere il pasto, in questa occasione è lo sport, sono le mixed martial arts.

Mi sarebbe piaciuto magari sentire parlare degli aspetti sociali che portano a questo e trovare magari li la causa della violenza, ma questo è un problema troppo complicato, troppo difficile trarre conclusioni veloci e qualunquistiche.

SALTANO ALL'OCCHIO

La pochezza del titolo sensazionalista delle Iene.
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COMMENTI E SOCIAL

Ho spesso anche qualche minuto, purtroppo, a leggere i commenti sui social e questo non ha nient'altro che aggravato la situazione. Ovviamente non intendo i messaggi di dolore e cordoglio rivolti al ragazzo e forse anche tanto meno alle parole di odio profondo verso gli aggressori. Quello di cui sto parlando è l'associazione delle mma, degli sport da combattimento che viene presto fatta e da cui vengono tratti dei giudizi orrendi. Siamo ancora fermi a quell'immaginario collettivo , a dir poco medioevale, dove si associa la violenza al combattimento e niente di più. Siamo ancora bloccati alle leggende metropolitane, ai miti e al sentito dire. Sono parole che vengono sferrate con disprezzo e con una supponenza incredibile, da chi in una palestra, non ci è mai entrato. La battaglia che si è accesa, è come sempre a chi grida di più, a chi la sa più lunga, fatta di slogan e luoghi comuni che fanno di tutto tranne che gettare le basi di un dialogo costruttivo.

FACCIAMO QUALCOSA

Ho già detto che non sono qui a giudicare quanto è accaduto, non ne ho le competenze e non è questo il luogo per farlo. Scrivo questo articolo di blog a titolo di denuncia nei confronti di chi non sa fare altro che cavalcare l'onda della notorietà, per qualche click e qualche secondo di attenzione da parte di chi naviga il web. La strumentalizzazione che la stampa e i media stanno facendo a discapito delle mixed martial arts è grave, è molto grave e completamente fuori luogo. Potrei scrivere , io così come le migliaia di istruttori qualificati in tutta Italia, pagine e pagine piene di concetti e di valori che le arti marziali e gli sport da combattimento insegnano. Potremmo discutere per giorni e cercare in tutti i modi di far cambiare idea alla maggioranza dei non addetti ai lavori ma non credo porti da nessuna parte. La parole forti, pesanti e tendenziose di chi vuole solo polemizzare non si possono arrestare tanto facilmente.

Torno a dire che questo vale per tutte le notizie che ci passano davanti agli occhi durante una giornata, sto sottolineando questo fatto ora, quando anche noi, come appassionati, ci sentiamo tirati in causa e messi in un grande calderone e messi con dei criminali con cui non abbiamo niente da condividere.

Proviamo a cambiare, proviamo a fare un salto di qualità e a salire di livello perché solo così si può dissociare l'immagine che a oggi il grande pubblico ha degli sport da combattimento . Dobbiamo provare noi, qui sul nostro blog, ma anche tutti voi tramite le vostre pagine social a comunicare in maniera differente. É passato diverso tempo da quando ho messo nella mia agenda, una nota che mi ricorda di scrivere uno dei miei articoli che tratta proprio di questo argomento, ora credo sarà il momento di farlo. Dobbiamo cercare di eliminare quel tipo di comunicazione oppure di immagini che fanno riferimento a concetti che richiamano la violenza. Per chi vuole attaccare il mondo combat, al momento è fin troppo facile, le pagine dei fighters, delle palestre, cosi come i siti web di brand e federazioni hanno spesso immagini di atleti feriti, tagli, sangue e cicatrici. Questo non fa altro che avvalorare la tesi di chi vuole etichettare le mma come violenza.

Quanto detto non è una colpa, assolutamente no, di maestri e istruttori, la colpa è chiaramente di chi sfrutta queste cose per i propri beceri interessi. Quello che cerco di spiegarti e di spiegare a tutti è di provare a dare meno appigli possibili a questi presunti giornalisti. 

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UN'ULTIMA CONSIDERAZIONE

Concludo questo articolo, scritto un po di fretta, scritto un po di impeto. Il sentimento principale va comunque rivolto al ragazzo, Willy che ci ha rimesso la vita e a cui è stato negato il futuro e a tutti i suoi cari va il nostro più sentito cordoglio. 

Tutto il resto è sdegno ed è rivolto ai giornalisti e agli avvoltoi mediatici, di qualsiasi partito politico essi siano. La loro pochezza è insuperabile e la loro carenza di valori è disarmante. Non è questo il modo di comunicare e di fare informazione, non è vostro compito ne tanto meno dovere, definire il perché queste persone hanno fatto questo gesto. Il vostro compito dovrebbe essere quello di informare e limitarsi alla realtà dei fatti, tralasciando sentimenti ed opinioni personali, soprattutto quando non si sa di cosa si sta parlando.

Voglio credere che questo sentimento sia condiviso da molti, quindi cerchiamo di raccogliere consensi e di fare in modo di portare un cambiamento concreto all'immagine degli sport da combattimento e delle arti marziali. 

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